“Mi piace”: espressione bandita dal vocabolario di un progettista d’interni

Ieri stavo riordinando alcuni cassetti che non aprivo da tempi immemorabili e fra i vari reperti archeologici, ho trovato

“QUADRIVIUM”

Periodico de “THE INTERNATIONAL COLLEGE OF ARTS AND SCIENCES”, ovvero la prima uscita del periodico realizzato dall’istituto di design che ho frequentato ed in cui mi sono formata, per ben quattro anni di corso ed anche un po’ di fuoricorso, certo il fuoricorso non è motivo di vanto ma ho un’ottima scusa.

In prima pagina l’articolo scritto dal Magnifico Rettore Prof. Ing. Wilhelm von Hobenzollern.

Mentre leggevo questo nome me lo sono vista davanti; un vero personaggio: fisicamente imponente ma dall’aspetto aristocratico ed elegante, un eleganza fatta di piccoli dettagli ormai in disuso tanto da farlo apparire quasi anacronistico.

A renderlo ancora più interessante, la sua grande cultura che di tanto in tanto condivideva con noi studenti, organizzando conferenze sugli argomenti più svariati.

Il tema della prima conferenza a cui ho assistito fu l’epistemologia. Nulla a che fare con il design, almeno in apparenza, ma lo scopo di queste conferenze, suppongo, fosse quello di ampliare i nostri orizzonti, perché il designer ha bisogno di avere una mente aperta e ricca, per volare alto.

Dopo il Magnifico Rettore sono sfilati nella mia mente i miei insegnanti, non tutti, solo quelli che erano le colonne portanti dell’istituto, non sto qua a descriverli, anche se potrei perché li ricordo con chiarezza, con le loro particolarità, come se non fossero passati anni ma solo pochi mesi.

Non nego che sono stata pervasa da un po’ di nostalgia, ma non è questo il motivo del mio parlare: quello che voglio raccontarti è ciò che non si stancava di ripetere l’arch. Cattaneo:

Un progettista non deve mai pronunciare l’espressione Mi piace”.

Mi piace puoi dirlo se vedi una bella ragazza/ragazzo, in questo caso va bene, ma mai e poi mai la scelta di un progettista può essere giustificata da un mi piace.

La scelta di un progettista deve avere una motivazione oggettiva; la scelta di un materiale, di un colore, di un arredo, di una luce, deve avere una motivazione inconfutabile all’interno di un percorso progettuale.

Mi piace, così come è bello, sono concetti troppo soggettivi.

Perché il mio “mi piace” dovrebbe valere più del tuo “non mi piace”?

Quando il progettista presenta la sua idea, dovrebbe riuscire a dimostrare di aver soddisfatto le tue richieste (sempre che le richieste fossero ragionevoli), oppure se una delle tue richieste non è stata soddisfatta, dovrebbe avere una buona ragione e spiegarti il perché della sua scelta.

Fare ciò è relativamente facile quando il progetto riguarda un’attività commerciale ed in ogni caso uno spazio che non ha una funzione abitativa, questo perché entrano in gioco, anche per il committente, motivazioni più importanti del “mi piace”.

In un’attività commerciale, il design d’interni deve essere al servizio dell’attività di vendita, deve dialogare con il target di riferimento, deve guidare, in base alle esigenze, il cliente attraverso un percorso, un’esperienza di vendita finalizzata ad un aumento del fatturato.

E ti garantisco che quando si parla di aumento del fatturato, non c’è “mi piace” che tenga: qualunque venditore è disponibile a rinunciare ad un’idea che gli piace in favore di una che lo aiuti a vendere.

Quando si parla della casa in cui il committente vive, al contrario, “il mi piace” la fa da padrone; il mi piace è un tormentone dal quale non è possibile liberarsi!

Sapessi quante volte mi sento chiedere “Roberta ma a lei piace?” ed hai voglia di spiegare che è adatto a quel contesto, che è una scelta determinata da fattori particolari di quello spazio e di quel luogo (qualcuno lo definisce,“Genius Loci”).

Il fatto che a me piaccia oppure no è un dettaglio irrilevante.

Tanto per fare un esempio qualunque, la scelta dell’azzurro può essere perfetta per la casa al mare, perché anche nelle ore più calde della giornata riesce ad infondere una sensazione di freschezza, tanto desiderata e ricercata in quel contesto e nel periodo in cui sarà abitata, ovvero in estate.

Lo stesso azzurro non darebbe la stessa sensazione di benessere se utilizzato in una baita di montagna dove soggiorni il fine settimana durante la stagione sciistica.

In quel contesto, ricercherai, al contrario, una sensazione di calore; ed allora molto meglio i colori della terra dati da un bel tavolo in legno naturale su cui appoggiare una tazza di cioccolata fumante o di vin brulé, da un rivestimento in pietra ravvivato da accessori come un plaid in lana dall’intreccio evidente e da colori a contrasto.

Per concludere, in un progetto d’interni, certo, il gusto personale (del committente) è importante ma il mi piace non deve essere la linea guida del progetto!

Quale deve essere allora la linea guida?

Non esiste un percorso universalmente valido: ogni progetto è un mondo a sé stante, su quali binari viaggiare lo si scopre solo dopo un’analisi dettagliata dello spazio interno, del luogo in cui si trova il nostro spazio ed degli obiettivi da raggiungere.

D’ora in poi non chiedere più se mi piace chiedimi invece perché l’ho scelto!

Se stai progettando la tua casa, pensa come se ti stessi acquistando un abito.

Dovendo scegliere fra l’abito che ti piace di più e quello che ti sta meglio, che valorizza la tua fisicità e nasconde i tuoi difetti, quale preferiresti?

Secondo me il secondo, giusto?

Quando vesti la tua casa, segui la stessa logica!